La destra post-fascista tenta di ‘reclutare’ Pasolini: un convegno forzato che ignora il suo pensiero autentico

Che la destra italiana sia sostanzialmente priva di riferimenti culturali è cosa nota. D’altronde rivendicare l’eredità culturale di Giovanni Gentile, o di Alfredo Rocco, pare brutto. C’è quell’indimenticato statista di Giorgio Almirante, ma parliamo pur sempre di chi fu segretario di redazione della rivista fascista “La difesa della razza” e funzionario della Repubblica di Salò, per di più mai pentito. Certo, D’Annunzio sarebbe una preda facile, ma già troppo compromesso. Il futurismo, troppo di nicchia. Giordano Bruno Guerri e Marcello Veneziani, evidentemente, paiono un po’ poco perfino a Giorgia Meloni. Franco Cardini, troppo eterodosso. Rimane l’appropriazione della letteratura fantasy – vedasi la mostra alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma dedicata a Tolkien – ma i risultati in termini di credibilità culturale hanno lasciato un po’ a desiderare.

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Dal mito di “legge e ordine” all’impunità dei potenti: il disegno autoritario del governo Meloni

Dopo tre anni di governo, ci sono ancora persone che attribuiscono al governo Meloni l’intento di perseguire l’obiettivo (erroneamente identificato con la politica interna del fascismo storico) riassumibile nello slogan “legge e ordine”.

In realtà, il governo di Giorgia Meloni sembra avere un disegno politico molto chiaro, che ha senz’altro a che fare con l’ordine, ma poco con la legge, e che sta mettendo in atto attraverso due strategie fondamentali: garantire l’impunità alle classi dirigenti, e avviare la democrazia verso una torsione autoritaria.

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Perché la riforma della giustizia è inutile ma soprattutto pericolosa

Non si capisce bene cosa ci sia da esultare, come fa la maggioranza di governo, per aver approvato la cosiddetta riforma costituzionale della giustizia, che prevede la separazione delle carriere fra magistratura giudicante e inquirente.

In un paese come l’Italia, in cui il passaggio dal mestiere di pubblico ministero a quello di giudice coinvolge ogni anno lo 0,5% dei magistrati e prevede comunque che il neo-giudice o il neo pm cambi regione, proprio per evitare conflitti di interessi, qual è il senso di questa riforma costituzionale?

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Come il (presunto) patriottico patriota Bruno Vespa pretende di insegnare il patriottismo a Sinner

Il tweet con cui Bruno Vespa si è scagliato contro Jannik Sinner, colpevole addirittura di non partecipare alla coppa Davis, ha un sapore amaro. Innanzitutto, perché pieno di astio verso un ragazzo di vent’anni che gioca a tennis e che deve rendere conto solo a se stesso.

Ma soprattutto, perché intriso di un nazionalismo insensato e decisamente fuori luogo. A Sinner, Vespa rimprovera di essere altoatesino, di vivere a Montecarlo (lasciando intuire un’implicita propensione all’elusione del fisco), e di aver deciso di non giocare la coppa Davis, mostrando così uno scarso senso della patria.

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Giorgia Meloni non tollera il dissenso e la stampa libera: la solidarietà della destra a Ranucci è solo ipocrisia

Ha ragione Elly Schlein: dove governa l’estrema destra, la libertà di stampa è a rischio. E non solo quella. Lo sono anche le libertà civili, il pluralismo, e la democrazia.

Le destre estreme, di tutto il mondo, sono pervase da pulsioni illiberali.

Anche la destra di Giorgia Meloni non tollera il dissenso: sono tre anni che la presidente del consiglio si sottrae alle domande (quelle vere) dei giornalisti, e che la maggior parte dei giornali in circolazione non fa che tessere le lodi del governo.

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