Israele, la democrazia etnica che bombarda Gaza e nega i diritti

“Israele è l’unica democrazia in Medio Oriente” è diventato un mantra ripetuto a intervalli regolari dal mainstream mediatico italiano, e non solo. In genere, lo si sente recitare da chi in qualche modo mostra di comprendere, o peggio di giustificare, il genocidio che Israele sta compiendo a Gaza da due anni.

Il sottotesto implicito è “poiché Israele ha un ordinamento simile alle democrazie occidentali in uno scacchiere cruciale come quello mediorientale, popolato da petromonarchie per lo più teocratiche, conviene tollerarne gli eccessi e tenersela alleata”.

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Ricci: piaccia o meno gli elettori M5S non vanno a votare se il candidato non li convince del tutto

Se il cosiddetto “campo largo” non si ristruttura immediatamente, rischia di rimanere molto stretto, da qui agli anni a venire. Dalla sonora sconfitta di Matteo Ricci contro il meloniano di ferro Francesco Acquaroli, governatore uscente delle Marche, c’è molto da imparare.

Innanzitutto, che l’elettorato del M5S non è a buon mercato. Per chi fra i dirigenti non lo avesse ancora capito, per il popolo pentastellato le alleanze sono digeribili solo se i candidati sono votabili. Altrimenti si resta a casa e l’astensione cresce.

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Salis e Santanché: come la destra reazionaria è forcaiola o garantista a seconda delle convenienze

La commissione Juri del Parlamento europeo ha mostrato una certa umanità nel dare parere negativo all’istanza di revoca dell’immunità parlamentare avanzata dall’Ungheria nei confronti di Ilaria Salis. Il voto in aula si terrà verosimilmente il prossimo 7 ottobre.

Intanto, il governo di Orban ha giurato vendetta alla nostra concittadina, definendola “terrorista”. Quanto alle accuse, tutte da provare, in Ungheria potrebbero costarle oltre vent’anni di carcere (per di più in un regime che assomiglia a quello previsto dal 41bis). C’è quindi da immaginare che, semmai fosse revocata l’immunità, Budapest non le garantirebbe un giusto processo, né tantomeno il rispetto dei diritti umani.

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Meloni sa benissimo che Kirk non è un martire della libertà ma è utile per la sua spregiudicata propaganda

Se uno muore, non per questo diventa un santo. Charles Kirk era portatore di un’ideologia che definire violenta è poco. Ferma restando la condanna incondizionata dell’omicidio, non si può misconoscere che fosse un suprematista bianco, fanatico cattolico, omofobo, maschilista, sostenitore della possibilità di detenere armi da fuoco per qualsiasi privato cittadino anche a prezzo di “danni collaterali” come qualche vita spezzata.

Allora perché la destra italiana – Giorgia Meloni in primis – si sta da giorni prodigando in un’opera apologetica di santificazione del morto?

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Il vittimismo della destra: accusa l’opposizione ma è lei ad alimentare le tensioni

Il nuovo refrain mediatico di Giorgia Meloni è accusare l’opposizione di diffondere un clima d’odio nell’opinione pubblica. In un comizio in favore del secondo mandato al presidente della regione Marche Francesco Acquaroli, ha perfino denunciato chi dell’odio farebbe il proprio business. Non è chiarissimo a chi riferisca, con ogni probabilità alle opposizioni e a quelle poche testate giornalistiche libere che non ruotano nell’orbita del governo.

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