Gli ultimi giorni di aprile sono stati costellati da una serie di eventi a dir poco inquietanti. Il 25, giorno della Liberazione, una fornaia di Ascoli Piceno è stata identificata dalle forze dell’ordine per ben due volte, a causa di quello che evidentemente è considerato un comportamento lesivo dell’ordine pubblico, o peggio, pericoloso: aveva affisso fuori dal suo negozio un lenzuolo con la scritta “25 Aprile, buono come il pane, bello come l’antifascismo”.
I funerali di Papa Francesco si sono svolti un sabato di fine aprile, caldo ma ventilato, in una Roma taciturna e blindata. Vedere i potenti della terra seduti in silenzio uno accanto all’altro, e di fronte a loro i 135 cardinali che a breve eleggeranno il nuovo pontefice, produce un effetto straniante.
In spregio al senso della realtà, Meloni ha anche millantato un rapporto d’elezione con il Papa, che andrebbe ben oltre quello formale fra un capo di governo e un capo di stato. Insomma, ha rivendicato un dialogo umano, una sensibilità comune.
La battaglia che le destre mondiali hanno ingaggiato contro la cultura Woke non è altro che l’anticamera mediatica del loro vero scopo, cioè infestare le società occidentali con il camaleontico virus proprio di ogni fascismo: il suprematismo bianco.
Si scrive per sentirsi meno soli/e. Lo scritto è il mezzo con cui si ricerca un dialogo, un incontro, un sentire comune. O almeno, questo è ciò che ha mosso me a scrivere Io non voto Giorgia: ordinare i pensieri, disciplinare le passioni, e percepire tracce di empatia.